'Griccia' è un termine usato dagli antichi tessitori della seta del xiv e xv secolo, indicante un fregio a sviluppo in genere verticale, come un tronco che sostiene elementi decorativi come l'ananas, la pigna e il melograno.

giovedì 24 febbraio 2011

Solo in italiano - Una ricetta di mare

Questo articolo è stato pubblicato sull'ultimo numero di The Best. E' solo in italiano, per le mie lettrici che non leggono in inglese e non possono seguire il post precedente.


In cucina con …

Il mare di Aracne

by Aracne
Devo confessare che per i miei pochi contributi a ‘The Best’ sono stata lasciata pienamente libera di scegliere l’argomento che più mi piacesse (tranne naturalmente il numero di Natale).
Quando la nostra capa Sol’ ci ha chiamati al lavoro, quasi mi aspettavo un post scriptum che mi esonerasse dallo scrivere sul tema proposto: ‘Tu, Aracne, puoi scrivere quello che ti pare’. Come al solito, in virtù di una lunga amicizia. Invece no, anzi mi è stata esplicitamente richiesta una ricetta marinara.
Panico.
Come mai? Perché dai tempi del liceo non ho più scritto su un soggetto suggerito od imposto? Oh, quei temi dai titoli lunghissimi e devastanti, a volte poco chiari, con uso di parole terrificanti come lirica, narrativa, voce interiore (del poeta), connubio, eroe cristiano-romantico.
Come si fa a 18 anni a scrivere su: ‘La sagace mediazione di Mecenate tra la politica di Ottaviano e la pleiade dei letterati e dei poeti del tempo….’ ed anche ‘ Si disegni a rapidi tratti il quadro delle circostanze storiche e dei valori socio-culturali che indussero gli “intellettuali” dell’epoca ad aderire attivamente alle direttive della politica statale…’ .
Almeno, io no ci riuscivo, la sola lettura del titolo talora mi paralizzava la mente e il braccio.  Tanto che uscendo dalla prova scritta di italiano all’esame di maturità, con un gran sospiro di sollievo mi ripromisi che ‘mai più’ avrei svolto un tema.
E’ proprio vero che prima o poi dobbiamo affrontare i fantasmi del nostro passato che spuntano impietosi da quegli armadi in cui li avevamo premurosamente e vigliaccamente rinchiusi insieme a qualche scheletro. La legge del contrappasso?
Dunque, con coraggio: il mare.

Il mare per me è la Versilia. Ne ho visti altri di mari, in giro per il mondo. Forse più puliti, più turchesi, più salati,  più esotici. Ma per me: Versilia = mon amour.  Ci andavo da bambina, i miei nonni vi si erano trasferiti quando il nonno si era ritirato dagli affari, pensate un po’ nel 1957. Ci ho passato delle estati lunghissime, ne ricordo la luce accecante, la passeggiata di Viareggio, poco la spiaggia, perché i nonni non ci andavano.
Il Forte dei Marmi era un luogo sconosciuto, ne sentivo parlare dalla sorella di mia madre che ci andava col marito. Erano amici di Sergio (Bernardini), frequentavano la Bussola dei tempi d’oro, ma erano anche amici di una coppia che aveva un celebre ristorante a Viareggio. La signora mi fece vivere attimi di vero imbarazzo, era strabica ed io non lo sapevo. Sicché un giorno mi parlò guardando da un’altra parte e siccome io non rispondevo mi trattò anche duramente: che ne sapevo che secondo lei mi stava guardando fissa? La mamma ottenne da loro la ricetta del famoso caciucco ed era davvero squisito. Se l’avessi, ve la porporrei.
Invece vi suggerisco un’altra ricetta di famiglia:

Seppie con gli spinaci  (x 4)

circa 700 g di seppie pulite e tagliate a listarelle
un cipolla piccola
due denti d’aglio
4-5 acciughe sott’olio
un pizzico di peperoncino, sale, olio
500 g di spinaci surgelati
Scaldate un paio di cucchiai d’olio in una padella, aggiungete le acciughe e mescolate finché non siano disfatte. Unire la cipolla tritata, e far cuocere per 7-8 minuti; aggiungere l’aglio tritato e un bel pizzico di peperoncino continuando la cottura per altri 3-4 minuti.
Versare nella padella le seppie, mescolando vigorosamente, abbassare la fiamma  e cuocere per circa mezz’ora. A questo punto unire gli spinaci scongelati e tagliuzzati grossolanamente, mescolare il tutto e continuare la cottura per un’altra mezzoretta. Se necessario aggiungere un pochino di acqua. Non scordate di assaggiare per verificare sia la cottura delle seppie che la salatura.
A mia mamma piace la cucina ‘in bianco’ ma se gradito si può aggiungere del pomodoro.
Se avete la fortuna che ne avanzi un pochettino, buttateci  un poco di pomodoro e del riso, non ve ne pentirete (i miei figli mi dicono: ‘Mamma, sei la regina degli avanzi’).
Buon appetito
Aracne

2 commenti:

  1. sei una incantatrice con le parole!
    anche grazie per la ricetta, ce ne abbiamo poche con la seppia.

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  2. Oh ciao. Ti ho appena trovata fra Selina's Vintage.
    Sono visuta due anni a firenze a fara la babysitter - molti anni fa - e d'estate mi ricordo i tempi a Viareggio e Forte di Marmi. Che bello vedere il tuo poste.
    Passero un po tempo e leggere il tuo blog oggi.
    complimenti
    Carmel

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